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	<title>Torre dell&#039;OrologioLa sede e la storia - Torre dell&#039;Orologio</title>
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		<title>La sede e la storia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 10:17:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Torre dei Mori è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia: sovrasta come un arco di trionfo l&#8217;accesso [...]</p>
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<p>La <strong>Torre dei Mori </strong>è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia: sovrasta come un arco di trionfo l&#8217;accesso alla nevralgica via commerciale della città, l&#8217;antica Merceria. Essa è anche un elemento insieme di rottura e di connessione tra le varie parti architettoniche del complesso di <strong>Piazza S. Marco </strong>e tra le diverse funzioni urbane che da esso si diramano: le sedi del potere politico e religioso; i luoghi della rappresentanza e quelli dell&#8217;economia; l&#8217;affaccio verso il mare e l&#8217;articolazione dell&#8217;intera maglia edilizia cittadina. La torre è, insomma, con il suo<strong> grande orologio astronomico</strong>, capolavoro di tecnica e di ingegneria, un irrinunciabile elemento dell&#8217;immagine stessa di Venezia e ne segna, oramai da cinquecento anni esatti, la vita, la storia e il continuo scorrere del tempo.</p>
<p>La decisione di costruire un nuovo orologio pubblico nell&#8217;area marciana in sostituzione del malandato e inadeguato vecchio orologio di Sant&#8217;Alipio (sull&#8217;angolo nord-occidentale della Basilica) precede, come è noto, quella relativa alla fisica ubicazione della macchina. Risale, infatti, a una deliberazione del Senato del <strong>1493</strong> l&#8217;incarico a <strong>Zuan Carlo da Reggio </strong>per il nuovo orologio; è invece del <strong>1495</strong> la decisione circa &#8220;<em>el loco</em>&#8221; dove collocarla, che sarà &#8220;<em>sopra la bocha de Marzaria</em>&#8220;. L&#8217;anno appresso, a testimonianza di Marin Sanudo, &#8220;<em>adì 10 zugno fu dato principio a butar zoso le caxe al intrar de Marzaria (&#8230;) per far le fondamente di un horologio multo excelente</em>&#8220;.</p>
<p>Il primo di febbraio del <strong>1499</strong>, sempre a testimonianza del Sanudo, <strong>finita la fabbrica e montato il meccanismo</strong>, &#8220;<em>fo aperto et scoperto la prima volta l&#8217;orologio ch&#8217;è su la piaza, sopra la strada va in Marzaria, fato cum gran inzegno, e belissimo</em>&#8220;. Si trattava del corpo verticale (quindi la vera e propria torre) che dall&#8217;arco del pianterreno sale fino alla sommità a terrazza con le statue dei mori, lungo un quadruplice ordine a scalare e sulla estensione di un&#8217;unica campata a base rettangolare di circa 9 x 6 metri. Quest&#8217;edificio si poneva come un elemento di forte novità e di radicale rottura rispetto all&#8217;assetto complessivo della Piazza, ancora ordinata sulla sostanziale cifra linguistica impostata all&#8217;epoca di Sebastiano Ziani (XII sec.) e contraddistinta dalla serialità dei celebri edifici porticati (ancora agevolmente leggibili grazie soprattutto alla testimonianza iconografica resane dal telero di Gentile Bellini con la Processione della Santa Croce).</p>
<p>Nei cinque anni successivi (con decisione del 1500 reiterata nel <strong>1503</strong>) furono <strong>aggiunte alla torre le due ali laterali </strong>concluse dalla doppia terrazza balaustrata. Va notato, invece, che solo dopo un incendio del 1512 fu dato avvio al programma di completo rifacimento delle confinanti Vecchie Procuratie (iniziando a demolire l&#8217;esistente nel febbraio del 1513). La torre, insomma, per più di un decennio restò, pressochè isolata, a costituire una sorta di manifesto della nuova &#8211; e assai breve &#8211; stagione dell&#8217;architettura dell&#8217;umanesimo architettonico indigeno in Venezia (e in tale condizione essa è visibile anche in un suggestivo disegno attribuito al Carpaccio oggi in collezione privata a Zurigo). Ma anche sotto il profilo di un complessivo disegno urbano, la Torre dell&#8217;Orologio è un irrinunciabile piolo e chiave di lettura dell&#8217;intero cuore cittadino, costituendo in ciascuno dei due approcci che essa prevede (dalla Piazza e dalle Mercerie) l&#8217;obbligato e voluto fuoco spaziale e semantico: arco trionfale e straordinario oggetto monumentale di connessione tra il forum degli spazi marciani e la via dei commerci per eccellenza (e antonomasia: Mercerie); dall&#8217;altro lato, invece, altrettanto eccezionale cannocchiale prospettico verso lo scenario del potere politico, la porta marittima della città e il porto.</p>
<p>Una serie di ragioni più meno convincenti ha fatto sì che <strong>l&#8217;inventore della fabbrica</strong> fosse individuato in <strong>Mauro Codussi</strong>: in effetti, l&#8217;impianto degli ordini appare il medesimo che è possibile riscontare in talune opere certe del maestro, e così si può dire per non ignorabili sottolineature linguistiche; per la sicurezza, soprattutto, con la quale il disegno strutturale della Torre si impone anche alle stesse partiture di ornato (particolarmente ricche e forse eclettiche in concomitanza con i quadranti e gli apparati celebrativi e d&#8217;ornato, riferibili a vari artisti e decoratori).</p>
<p>A <strong>metà Settecento</strong>, ad opera di <strong>Giorgio Massari</strong>, furono aggiunte, sopra le terrazze,<strong> le soprelevazioni delle ali e le nuove ulteriori balaustre</strong>; e furono altresì inserite le otto colonne a ridurre la luce delle trabeazioni al pianterreno su progetto, quasi certamente, non già di Tommaso Temanza, come spesso si ripete, ma di un meno noto architetto Andrea Camerata. Nè l&#8217;uno nè l&#8217;altro di questi interventi ha la forza di stravolgere gravemente l&#8217;impianto orginario della fabbrica; tuttavia la lettura ne risulta disturbata e appesantito il disegno generale dell&#8217;insieme (soprattutto per la reiterazione delle finestrine binate e per la ripresa della balaustra contro il cielo).</p>
<p>Assai gravi furono invece le <strong>manomissioni all&#8217;interna struttura</strong> del manufatto realizzate, parallelamente a quanto avveniva alla macchina dell&#8217;orologio, a <strong>metà Ottocento</strong>: demolite le scale lignee e sostituite con scalette metalliche a chiocciola, fu abbattuta la copertura in larice e lastre di piombo per sostituirla con volte e lastre marmoree, mentre le stesse statue dei mori venivano alzate di circa un metro rispetto al loro originario livello d&#8217;appoggio. Ma anche il complessivo impianto e aspetto della Torre era destinato a subire in quest&#8217;occasione una sorta di aggiornamento strutturale e d&#8217;immagine con l&#8217;utilizzo di materiali e decori poco in linea con le origini della fabbrica.</p>
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<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Download</strong></span></p>
<p><strong><a href="https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2020/11/DOWNLOADS-Torre-Orologio-ITA-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16350" src="http://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2016/01/MUVE-icone-nuovo-sito17-300x300.jpg" alt="" width="60" height="60" srcset="https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2016/01/MUVE-icone-nuovo-sito17-300x300.jpg 300w, https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2016/01/MUVE-icone-nuovo-sito17-100x100.jpg 100w, https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2016/01/MUVE-icone-nuovo-sito17-768x768.jpg 768w, https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2016/01/MUVE-icone-nuovo-sito17.jpg 923w" sizes="(max-width: 60px) 100vw, 60px" /></a><a href="https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2020/11/DOWNLOADS-Torre-Orologio-ITA-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Torre dell’Orologio</a></strong> (PDF 4518 Kb) &#8211; in breve<br />
La storia, la macchina dell’Orologio, il restauro, informazioni generali <a href="https://torreorologio.visitmuve.it/wp-content/uploads/2020/11/DOWNLOADS-Torre-Orologio-ITA-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>&gt;</strong></a></p>
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