Torre dell'Orologio

Torre dell'Orologio

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La macchina dell’orologio

La macchina dell’orologio. Il cuore dell’intero sistema dell’Orologio è un complicato insieme di ingranaggi situati in una grande struttura metallica a pianta cruciforme posta al centro della Torre. E’ questo il vero motore del sistema che è composto, schematicamente, da quattro distinte sezioni, dalla macchina astronomica e dalla piccola macchina delle Tàmbure. Le quattro sezioni, detti anche treni, in cui è divisa la macchina hanno aspetto similare essendo composti da: un tamburo in cui è avvolta la catena (anticamente una fune) con attaccato il peso motore (circa 100 kg); una ruota intermedia; una ventola che costituisce un freno aerodinamico, che regola la velocità di discesa del peso e quindi la frequenza dei rintocchi. Le ventole sono dotate di un cricchetto, dal caratteristico rumore, che viene azionato al termine di ogni serie di rintocchi e che serve a dissipare l’energia cinetica accumulata dalla rotazione del rotismo nel momento in cui viene bruscamente fermato. Il Treno del Tempo, trasmette gli impulsi che consentono al pendolo di perpetuare la sua oscillazione isocrona, alla base della precisione del complesso ed ha inoltre il ruolo di innescare, a intervalli prefissati, tutti gli altri treni di ingranaggi: ogni cinque minuti, attraverso una sottile asta verticale, aziona la Macchina della Tàmbure che fa avanzare di 1/12 di giro la tàmbura dei minuti ed ogni ora quella delle ore. Ogni ora aziona, in successione, il Treno del funzionamento dei Mori: quello di destra che suona per primo, un paio di minuti prima dell’ora e quello di sinistra che ribatte un paio di minuti dopo. La suoneria per questo è detta a “ribotta”. I mori battono, ciascuno con il proprio martello, sulla campana sommitale un numero di rintocchi pari alle ore (due cicli da 1 a 12 al giorno). Ogni 12 ore infine, aziona il Treno dei 132 colpi. La suoneria dei 132 colpi (detta “meridiana”) interviene prima dei Mori a mezzogiorno e a mezzanotte. I 132 rintocchi vengono battuti da due martelli supplementari posti sulla circonferenza della campana e il numero corrisponde alla somma dei rintocchi che battono i due Mori nelle 11 ore precedenti. Trasmette inoltre il moto alla Macchina Astronomica attraverso la ruota mori (che compie un giro ogni due ore) e il pignone da 22 denti. Quest’ultimo compie pertanto 12 giri al giorno e impegna tutti i 264 denti (22 x 12 = 264 appunto) della grande ruota, che fa compiere alla lancetta del sole un giro al giorno. Trasmette infine il moto alla lancetta delle ore sul quadrante lato mercerie, attraverso un rinvio e un lungo albero posto sotto alla macchina dell’orologio. L’energia è fornita ai cinque treni dal meccanismo dei pesi che debbono essere periodicamente rialzati e ricaricati. Il pendolo e l’ancora di scappamento regolano il perfetto rilascio dell’energia della carica così che il meccanismo funzioni in maniera costante e temperata. Questa struttura che ancora oggi è perfettamente leggibile e funzionante, risale all’intervento di Bartolomeo Ferracina (1753-57) che modificò significativamente l’originaria macchina costruita a fine Quattrocento da G. Carlo Rainieri.